18 marzo 2025
https://hemptoday.net/brussels-delays-action-on-italys-restrictive-hemp-laws-leaving-cbd-industry-in-limbo/?
Bruxelles ha ritardato l’affronto delle misure restrittive dell’Italia sulla canapa industriale e sul CBD, con le parti interessate che hanno avvertito che il ritardo sta soffocando la crescente industria della canapa del paese, in seguito a un dibattito del 17 marzo al Parlamento europeo.
La discussione ha coinvolto membri della Commissione per le petizioni, la Direzione generale per l’agricoltura della Commissione europea e Mattia Cusani, presidente del gruppo commerciale italiano Canapa Sativa Italiana.
Il conflitto si concentra su due misure italiane chiave che hanno suscitato allarme tra i sostenitori della canapa: una proposta di emendamento alla legge sulla sicurezza del paese e un decreto che classifica i prodotti orali al CBD come stupefacenti. L’emendamento, ancora in esame al Senato italiano, vieterebbe la produzione e il commercio di fiori di canapa e derivati, anche quelli con un contenuto di THC inferiore alla soglia consentita dall’UE dello 0,3%.
CBD ≠ medicinali
Il decreto, emanato lo scorso agosto, equipara il CBD alle sostanze stupefacenti e ne limita la vendita alle farmacie con prescrizioni non ripetibili. Tuttavia, il decreto è stato sospeso temporaneamente dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio a settembre.
Ieri in Parlamento, Cusani ha sostenuto che le misure violano le leggi sulla libera circolazione delle merci e sulla concorrenza leale dell’UE.
“I coraggiosi commercianti di canapa, che rispettano le regole ogni giorno e garantiscono un mercato trasparente e sicuro, non devono temere lo Stato, ma ricevere il suo sostegno”, ha detto ai legislatori.
Le associazioni nazionali ed europee della canapa hanno presentato una petizione a Bruxelles lo scorso autunno, esortando la Commissione europea a intervenire e sottolineando che le restrizioni ostacolano lo sviluppo di un fiorente settore della canapa in Italia.
Dibattito tempestivo
Il dibattito è particolarmente tempestivo, poiché la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo ha mostrato un forte sostegno alla petizione, con i principali eurodeputati che spingono per un’azione.
Mentre la commissione ha deciso di inviare una lettera formale di reclamo al governo italiano, un passo che spinge ulteriormente Roma a riconsiderare i regolamenti proposti, la mancanza di un’azione immediata da parte della Commissione europea lascia la situazione irrisolta e le aziende italiane nel limbo. La lettera di reclamo dà a Roma 90 giorni per rispondere.
La posta in gioco è alta: i gruppi dell’industria della canapa italiana stimano che le misure restrittive potrebbero costringere fino a 3.000 aziende a chiudere, mettendo a repentaglio 15.000 posti di lavoro. Queste aziende, che includono rivenditori di CBD e produttori di cosmetici a base di canapa, integratori alimentari e fitoterapia, hanno investito molto nella produzione di canapa partendo dal presupposto che l’Italia avrebbe aderito alle normative dell’UE.
“Non stiamo parlando di droga o spacciatori, ma di una filiera seria che segue rigorosi standard scientifici”, ha affermato Flavio Tosi, un eurodeputato di Forza Italia, che ha anche espresso preoccupazioni sull’impatto economico delle misure restrittive. Ha affermato il mese scorso che la proposta di modifica alla legge sulla sicurezza italiana avrebbe danneggiato migliaia di agricoltori e aziende, molte delle quali guidate da giovani imprenditori che hanno investito molto nell’industria della canapa.
Vago sul CBD
Il rappresentante della Commissione europea, Oliver Sitar, ha riconosciuto l’importanza delle applicazioni di fibra di canapa, ma è rimasto vago sulla posizione della Commissione in merito all’uso del CBD, sottolineando che le preoccupazioni per la salute pubblica, gestite dai singoli stati membri, potrebbero potenzialmente consentire eccezioni alle norme del mercato unico dell’UE. “La valutazione è ancora in corso”, ha osservato Sitar, indicando che non può essere intrapresa alcuna azione formale finché la Commissione non completa la sua valutazione.
L’approccio cauto sta frustrando le parti interessate, che sostengono che la Commissione non sta proteggendo l’industria legale della canapa da politiche nazionali dirompenti che contraddicono il diritto dell’UE. Le sentenze della Corte di giustizia europea hanno affermato che gli stati membri non possono imporre restrizioni nazionali alla coltivazione di canapa industriale a meno che non vi siano chiare prove scientifiche a sostegno delle preoccupazioni per la salute. Questi precedenti legali rafforzano ulteriormente l’argomentazione secondo cui le misure proposte dall’Italia violano il diritto dell’UE.
“Ingiusto, irragionevole”
Mentre la Commissione esita, le parti interessate stanno diventando impazienti. “Le normative italiane sono ingiuste e irragionevoli”, ha affermato Palmisano durante il dibattito parlamentare. “Ignorano la giurisprudenza europea e l’enorme potenziale di questo settore in termini di posti di lavoro, sostenibilità e innovazione”.
Forza Italia, tradizionalmente un partito conservatore, ha mostrato un certo sostegno al settore della canapa industriale, ma Tosi ha avvertito che il divieto proposto alla fine spingerebbe i consumatori verso mercati non regolamentati, minando la sicurezza pubblica e aprendo le porte al commercio illegale.