14 Marzo 2025
https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/cnd-2025-la-risoluzione-della-colombia/
Presentazione della Risoluzione ONU E/CN.7/2025/L.6/Rev.1 così come emendata dalla CND a Vienna.
La Commissione sugli Stupefacenti delle Nazioni Unite (CND) ha discusso la risoluzione E/CN.7/2025/L.6/Rev.1, proposta dalla Colombia e adottata così come emendata dai voti in plenaria della giornata del 14 marzo. La risoluzione, nel linguaggio tipico dei documenti della CND, mira a rafforzare il sistema internazionale di controllo delle droghe attraverso misure concrete e innovative.
Contesto e Obiettivi
Questa risoluzione nasce dalla necessità di colmare l’inefficavia dell’attuale regime internazionale di controllo delle droghe, come evidenziato dai rapporti annuali dell’International Narcotics Control Board (INCB) e del World Drug Report. L’incremento del traffico di droghe sintetiche, l’aumento dei decessi per overdose e la violenza legata al narcotraffico hanno reso urgente un rinnovato impegno per un’azione più efficace e coordinata.
Gli obiettivi principali della risoluzione includono:
- Rafforzare l’attuazione delle convenzioni ONU sulle droghe (1961, 1971, 1988) e delle dichiarazioni politiche più recenti (2009, 2016, 2019, 2024);
- Creare un panel multidisciplinare di esperti indipendenti per valutare l’efficacia delle attuali strategie e proporre raccomandazioni concrete;
- Migliorare il coordinamento tra Stati membri, organizzazioni internazionali e società civile;
- Potenziare le capacità degli Stati nella lotta al narcotraffico e nella riduzione del danno;
- Rafforzare l’assistenza tecnica e il capacity-building per i Paesi più colpiti dal problema della droga.
Il Panel di Esperti
Al di là delle dichiarazioni di principio e degli obbiettivi “conformati” al dibattito diplomatico in quel di Vienna, uno degli elementi più innovativi della risoluzione è senza dubbio l’istituzione di un panel di 19 esperti indipendenti con il compito di:
- Analizzare lo stato di attuazione degli impegni internazionali in materia di droga;
- Identificare le sfide emergenti e proporre soluzioni innovative;
- Garantire un approccio equilibrato tra repressione del traffico e tutela della salute pubblica;
- Presentare un rapporto con raccomandazioni specifiche entro il 2029.
La composizione del panel prevede:
- 10 membri selezionati dalla CND, con rappresentanza geografica equa;
- 5 membri nominati dal Segretario Generale delle Nazioni Unite;
- 3 membri designati dall’INCB;
- 1 membro scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Road Map
- Sessione 2026: Aggiornamento sullo stato di avanzamento del panel.
- Sessione 2027: Discussione sulle raccomandazioni preliminari del panel.
- Sessione 2029: Revisione globale dell’attuazione degli impegni ONU sulla droga.
Questa risoluzione rappresenta un passo avanti significativo nella lotta globale contro il narcotraffico, bilanciando il rafforzamento della cooperazione internazionale con un maggiore focus sulla salute pubblica e sui diritti umani. La creazione del panel di esperti e l’impegno per un approccio basato sull’evidenza scientifica sono segnali di un cambiamento verso una politica più efficace e rispettosa dei diritti umani nella gestione delle droghe illegali
- Risoluzione Colombia La bozza della risoluzione della Colombia per la revisione del sistema di controllo globale delle droghe Aggiunto in data: 25 Marzo 2025 19:04 Dimensione del file: 189 KB
- Emendamento approvato L’emendamento approvato alla risoluzione della Colombia per la revisione del sistema di controllo globale delle droghe Aggiunto in data: 25 Marzo 2025 19:04 Dimensione del file: 160 KB
Alla Giustizia globale serve la legalizzazione delle droghe
19 Marzo 2025
https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/alla-giustizia-globale-serve-la-legalizzazione-delle-droghe/
Pubblicato il rapporto “Legal Regulation of Drugs for Global Justice” di Health Poverty Action
Dopo sei decenni di proibizionismo, che ha generato danni su scala globale, il mondo si avvicina a una nuova era di regolamentazione legale delle droghe. Il rapporto “Legal Regulation of Drugs for Global Justice” di Health Poverty Action analizza il potenziale di una transizione da un sistema basato sulla repressione a un modello che favorisca giustizia sociale, equità economica e salute pubblica.
Il Fallimento del Proibizionismo
Il proibizionismo sulle droghe, sancito a livello internazionale dalla Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961, non ha raggiunto il suo obiettivo dichiarato di proteggere la salute pubblica. Al contrario, ha alimentato ingiustizie economiche, sociali e sanitarie, criminalizzando milioni di persone, specialmente nelle comunità indigene e tra le fasce più vulnerabili della popolazione. Inoltre, ha permesso l’espansione di un’economia sommersa non regolamentata, arricchendo gruppi criminali e corrotti.
Opportunità di Regolamentazione Legale
Il rapporto evidenzia come la regolamentazione legale delle droghe possa avere un impatto positivo su diversi ambiti chiave:
- Giustizia commerciale: La fine del proibizionismo consentirebbe ai piccoli produttori di coltivare e commercializzare legalmente droghe oggi illegali, eliminando la loro dipendenza dai mercati criminali e garantendo prezzi equi.
- Giustizia fiscale: La tassazione delle droghe potrebbe generare entrate significative per finanziare servizi pubblici essenziali, come sanità ed educazione. Secondo il rapporto, il commercio legale di droghe potrebbe portare a una raccolta fiscale annua globale di oltre 150 miliardi di dollari.
- Salute pubblica: Un sistema regolamentato permetterebbe di controllare la qualità e la sicurezza delle sostanze, riducendo il rischio di overdose e infezioni trasmesse attraverso l’uso di droghe in ambienti non sicuri. Inoltre, favorirebbe l’accesso a trattamenti terapeutici innovativi basati su cannabis, psichedelici e altri composti attualmente vietati.
- Diritti delle comunità indigene: Molti gruppi indigeni hanno usato piante psicoattive per secoli, ma le attuali politiche proibizioniste ne criminalizzano l’uso tradizionale. La regolamentazione legale permetterebbe di riconoscere e proteggere i loro diritti culturali e medicinali.
- Giustizia climatica: L’agricoltura illegale legata al narcotraffico causa deforestazione e degrado ambientale. Un mercato regolamentato potrebbe favorire pratiche agricole sostenibili e la tutela dell’ecosistema.
Modelli di Regolamentazione
Il rapporto propone diversi modelli di regolamentazione, tra cui:
- Vendita in farmacia con controllo medico per sostanze ad alto rischio.
- Licenze per la coltivazione e la vendita, per evitare il monopolio delle grandi aziende e garantire la partecipazione di piccoli produttori.
- Distribuzione attraverso club sociali senza scopo di lucro, simili ai Cannabis Social Club spagnoli.
- Regolamentazione del consumo in ambienti controllati, per ridurre i rischi associati all’uso di sostanze.
La regolamentazione legale delle droghe rappresenta una svolta necessaria per correggere le ingiustizie storiche del proibizionismo. Tuttavia, affinché questo processo porti benefici reali, deve essere guidato da principi di giustizia sociale, sostenibilità ambientale e rispetto dei diritti umani. Il rapporto sottolinea che il momento per agire è ora: governi, organizzazioni internazionali e società civile devono collaborare per costruire un modello equo e inclusivo per il futuro delle politiche sulle droghe.
Scarica i documenti
- Legal-regulation-briefings-combined
Scarica il report in formato pdf
Aggiunto in data: 17 Marzo 2025 18:54 Dimensione del file: 9 MB
Onu, 2025. Il proibizionismo non comanda più
26 Marzo 2025
https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/onu-2025-il-proibizionismo-non-comanda-piu/
Susanna Ronconi commenta l’ultima sessione della Commission on Narcotic Drugs dell’ONU a Vienna per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 26 marzo 2025.
2024: nella riunione annuale della CND (Commission on Narcotic Drugs) dell’ONU, dove si discutono le politiche sulle droghe, gli Usa, per bocca dell’allora segretario Blinken, sbloccano il veto che da decenni impedisce alla Riduzione del danno (RdD) di entrare nella strategia globale: una decisione storica, dopo centinaia di migliaia di morti per fentanyl, anche i paladini della war on drugs si convincono.
2025: la Colombia promuove, e ottiene, una risoluzione quasi sovversiva per l’immobile ordine mondiale proibizionista: due anni di analisi da parte di un panel indipendente su esiti, impatto e efficacia delle tre Convenzioni internazionali. 19 studiosi andranno a vedere cosa funziona e cosa no. E se davvero avranno il modo (e i fondi) per lavorare liberamente, non potranno che approfondire ciò che è da decenni evidente: il pieno fallimento e l’irrazionalità del sistema globale proibizionista.
Non a caso la Colombia: come ha ricordato la battagliera ambasciatrice Laura Gil, “Il mio paese ha sacrificato più vite di qualsiasi altro nella guerra alla droga che ci è stata imposta. Abbiamo rimandato il nostro sviluppo, dedicando i nostri uomini e donne migliori e una buona parte del nostro bilancio nazionale alla lotta al narcotraffico. Ora abbiamo bisogno di altre strategie, più efficaci”. Intanto, la Colombia ha già invertito la sua rotta, avviando non solo politiche di RdD, ma percorsi per sperimentare una regolazione legale di produzione, commercializzazione e consumo, sia della foglia di coca, ma (al contrario di altri paesi come la Bolivia) anche della cocaina e in prospettiva di altre sostanze. Con questo riprendendo in mano il governo del fenomeno, sviluppando diritti e economie locali, a favore della salute pubblica.
La Colombia non è sola: la regolazione legale dei mercati è stato uno dei temi dominanti nelle decine di eventi organizzati da Stati, agenzie Onu e ONG. Se lo scorso anno si parlava di RdD e decriminalizzazione, quest’anno il tema di modelli di legalizzazione si è posto in modo pervasivo e plurale. Dall’America Latina all’Europa, da Bogotà a Amsterdam e Praga, si studia la regolazione legale non solo della cannabis, ma di cocaina, Kratom, MDMA.
Questa è la nuova frontiera nella realtà. Che ha dato anche uno scossone alla palude della CND, dove il famoso ‘consenso di Vienna’ ha per decenni bloccato ogni riforma del sistema. Il 2025 ha portato la pratica del voto sulle risoluzioni, e questo ha favorito le posizioni più progressiste, per anni tacitate dai veti dei potenti paesi della war on drugs.
E gli Usa? Hanno clamorosamente perso su tutte le risoluzioni, in compagnia solo di Russia e Argentina (perfino Cina e Iran si sono astenuti). Ininfluenti, si sono chiusi nel vicolo cieco di un radicalismo guerresco che nemmeno i loro tradizionali alleati hanno sostenuto. “Rifiutiamo gli SDG (Obiettivi ONU dell’Agenda 2030) e non li riaffermeremo. La risoluzione non riconosce inoltre la realtà che ci sono due generi: maschile e femminile”. Ma anche i termini ‘biodiversità’ e ‘sviluppo sostenibile’ non vanno bene agli USA di Trump. Così, restano fuori, e noi non ce ne dispiacciamo.
E l’Italia? Nonostante la crociata morale anni ’80 di Alfredo Mantovano in plenaria (i giovani non hanno valori e non sanno vivere, difendiamoli da e contro loro stessi), in realtà il nostro paese rimane dentro la UE, che mantiene posizioni molto mediate ma aperte.
Tutto bene, dunque? No, c’è da stare all’erta: le ONG saranno decisive nel controllo del processo di valutazione delle Convenzioni, perché non venga vanificato. E poi: la promozione a suon di milioni del progetto globale CHAMP, prevenzione mirata agli adolescenti, all’insegna del consumo zero. L’Italia ha promesso che sarà ‘in prima linea’. Diamoci da fare.